fbpx PiLeJe | Competenza micronutrizionale: Alla base della Medicina della Salute Salta al contenuto principale

La micronutrizione al centro di una medicina della salute

Prendiamo il caso del diabete. La medicina convenzionale sa molto bene come diagnosticarlo, trattarlo e tenerlo sotto controllo... ma non permette mai di prevenire la sua comparsa.
Tuttavia, un diabete non si manifesta che dopo anni di sviluppo sotto traccia durante i quali attraversa varie fasi e trasformazioni: ovvero passa a uno stato di insulino-resistenza, e poi d’intolleranza allo zucchero, prima di pervenire a una condizione di pre-diabete. 
Ed è durante queste diverse fasi, prima dello stadio di "diabete malattia", che è possibile intervenire. 

La micronutrizione è parte di questo processo. È un approccio che mira a integrare la medicina curativa con la medicina preventiva. Si basa sul fatto che i disturbi e le patologie che possono manifestarsi sono, almeno in parte, legati all'esistenza di deficit o squilibri nutrizionali nei micronutrienti.

Superare questi deficit o squilibri vuol dire aiutare a prevenire l'insorgenza di disturbi o, se la malattia è già in atto, a migliorare l'efficacia della terapia farmacologica.

La micronutrizione in pratica: l'esempio del ferro, della vitamina D e del magnesio.

L'approccio preventivo: correggere i deficit

La carenza di ferro provoca un’anemia che si manifesta attraverso forme di affaticamento, pallore, palpitazioni e un indebolimento del sistema immunitario. Una volta che è stata diagnosticata, richiede l'uso di farmaci pesantemente dosati con ferro e, causa effetti collaterali come stitichezza o feci nere. 

La micronutrizione mira ad agire prima che la carenza sia stata comprovata, correggendo ogni sospetto di deficit con un cambiamento nell’alimentazione e, se necessario, con un'integrazione di ferro a dosi inferiori a quelle che si ritrovano nei farmaci.

Un altro esempio è la vitamina D, che causa rachitismo in caso di apporto insufficiente. Il deficit di vitamina D può essere facilmente prevenuto attraverso una corretta alimentazione e raccomandazioni adeguate (sufficiente esposizione al sole) e, se necessario, mediante un'integrazione micronutrizionale.

Prevenzione

L'approccio complementare: soglia di effetti indesiderati o ottimizzazione dell'azione di un trattamento

Un deficit di magnesio è comune nella popolazione generale e può essere causata dall’assunzione di alcuni farmaci. È il caso dei diuretici che possono favorire la sua escrezione urinaria, degli inibitori della pompa protonica che riducono il suo assorbimento intestinale o degli estro-progestinici (come il trattamento ormonale della menopausa o la contraccezione ormonale) che portano a un incremento del fabbisogno di magnesio dell'organismo. 
L'assunzione di questi farmaci a lungo termine dovrebbe idealmente essere effettuata ottimizzando parallelamente l'apporto di magnesio attraverso un'adeguata gestione micronutrizionale.

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È questo l’approccio alla medicina che ha sviluppato il dott. Christian Leclerc, fondatore del laboratorio PiLeJe nel 1990. 

In collaborazione con medici, farmacisti, biologi e nutrizionisti, pose le basi della micronutrizione che portarono nel 1992 alla fondazione dell'Istituto Europeo di Dietetica e Micronutrizione (IEDM).

La micronutrizione diventa una pratica medica a sé stante, complementare alla medicina curativa convenzionale. 

    Precursore nel campo della micronutrizione, PiLeJe sviluppa integratori micronutrizionali che s’iscrivono di diritto a questa medicina della salute.  

    Con l'obiettivo di prendersi cura della malattia in modo:

    • personalizzato, vale a dire focalizzato sull’individuo e non solo sui suoi sintomi 
    • preventivo, volto, cioè, a intervenire a monte della malattia, prima che essa si manifesti
    • e complementare alla medicina classica, di cui si possono rafforzare i benefici e ridurre gli effetti avversi.

    Fonti :

    • Roulet L. et al. Effets indésirables des inhibiteurs de la pompe à proton: faut-il craindre de les prescrire au long cours ? Revue de médecine interne, 2012, vol. 33, no. 8, p. 439-45
    • Mackay JD, Bladon PT. Hypomagnesaemia due to proton-pump inhibitor therapy: a clinical case series. Q J Med 2010; 103:387–395.
    • Palmary M. et al. Oral contraceptives and changes in nutritional requirements European Review for Medical and Pharmacological Sciences 2013; 17: 1804-1813
    1. Inibitori della pompa protonica: chiamati anche IPP, sono farmaci che inibiscono la secrezione acida dello stomaco. Sono particolarmente indicati nel reflusso gastro-esofageo.